Lo spaccone cinese che parla troppo e vuole il Nyt (ma ce li ha i soldi?)
Chen Guangbiao è un milionario abituato ai colpi di teatro. Ha fatto fortuna con il riciclaggio dei rifiuti, poi ha iniziato una strana carriera mediatico-imprenditoriale che gli è valsa la fama di filantropo. Lo si vede spesso andare in giro con un completo verde pisello, a volte a distribuire banconote ai volontari che puliscono le strade, a volte a regalare automobili (ecologiche e cinesi) agli sventurati le cui auto di marca giapponese sono state distrutte dalle proteste di piazza per le isole Senkaku (Guangbiao è un fiero difensore del dominio cinese su quegli scogli contesi).

Chen Guangbiao è un milionario abituato ai colpi di teatro. Ha fatto fortuna con il riciclaggio dei rifiuti, poi ha iniziato una strana carriera mediatico-imprenditoriale che gli è valsa la fama di filantropo. Lo si vede spesso andare in giro con un completo verde pisello, a volte a distribuire banconote ai volontari che puliscono le strade, a volte a regalare automobili (ecologiche e cinesi) agli sventurati le cui auto di marca giapponese sono state distrutte dalle proteste di piazza per le isole Senkaku (Guangbiao è un fiero difensore del dominio cinese su quegli scogli contesi). Lo scorso gennaio, mentre Pechino era soffocata dall’inquinamento, Guangbiao ha promosso la vendita di “aria fresca” sigillata in lattine di alluminio. Costava 5 yuan, era disponibile in gusti come “Tibet incontaminato” o “Taiwan postindustriale”.
Martedì Guangbiao non indossava il suo completo verde quando ha annunciato di essere vicino all’acquisto del pezzo più pregiato dell’informazione mondiale, il New York Times. La lista dei pretendenti presunti della Grey Lady è lunga, dentro ci sono papabili come l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, e improbabili come il milionario americano Donald Trump. L’editore Arthur Sulzberger ha sempre detto che il Times non è in vendita, la sua famiglia da più di un secolo ne detiene le quote di controllo, ma già da anni, e sempre di più da quando il giornale sprofonda nella crisi, ha aperto le porte a investitori variegati (primo Carlos Slim, l’uomo più ricco del mondo). Guangbiao è sicuro, “non c’è niente che non possa essere comprato al giusto prezzo”, dice, e aggiunge che tra tre giorni parteciperà a un colloquio (smentito dalla società) con i “maggiori azionisti” del giornale. Ma il prezzo di Guangbiao non sembra giusto per niente, il suo patrimonio non arriva agli 800 milioni di dollari, lui dice di avere coinvolto un imprenditore di Hong Kong (ma non ha voluto rivelarne il nome) per mettere insieme un’offerta da un miliardo, ma resta il problema che il Nyt è valutato più del doppio.
Tutto fa pensare che tra i pretendenti del giornale, Guangbiao sia più in quota Trump che in quota Bloomberg. Ma è il primo cinese del gruppo, e già da solo questo fatto ha un valore. Subito dopo l’annuncio le azioni del Times hanno sobbalzato, sono salite del 4 per cento e hanno raggiunto il massimo in cinque anni. Poi sono ridiscese, ma i media già fantasticavano sull’uomo che avrebbe aperto all’informazione americana in crisi i mercati dell’Asia. In Cina il sito del New York Times è oscurato dal 2012, da quando il giornale pubblicò una grandiosa inchiesta sulle fortune personali dell’ex primo ministro Wen Jiabao. Il Partito comunista si irritò enormemente (i denari dei grandi leader sono intoccabili a Pechino), oscurò il Times e iniziò a rendere impossibile la vita ai suoi giornalisti, negando loro visti e accrediti. Per Guangbiao il caso è deplorevole, ma certo quell’articolo conteneva così tante “informazioni negative e non verificate” che quasi il governo ha fatto bene a bloccare il Times. A Guangbiao troppe inchieste non piacciono, nel suo credo politico ci sono “la pace nel mondo, la protezione del clima e la filantropia”. Il suo giornale, quando l’avrà, riporterà “solo la verità e dovrà verificare tutte le informazioni”. E se l’acquisizione dovesse andare male? Niente paura, sono già pronte offerte per la Cnn, il Washington Post e il Wall Street Journal, dice.